Quali possibilità ci sono per esaminare tali alterazioni già durante la gravidanza?

Prima del parto vi sono due tipi di esami possibili: invasivi o non invasivi. Esami non invasivi

Gli esami non invasivi sono le analisi del sangue e gli esami ecografici. Un semplice prelievo di sangue non comporta nessuna indagine invasiva nel corpo della donna ed è, quindi, più semplice da effettuare. Anche la translucenza nucale che viene effettuata durante lo screening del primo trimestre (settimana 12-14) è uno degli esami ecografici più frequentemente utilizzato sui feti. Con l'aiuto degli attuali metodi non invasivi è possibile definire il grado di rischio che il vostro feto sia portatore, ad esempio, di trisomia 21, anche se, allo stato attuale, non sono in grado di fornire una diagnosi certa e definitiva. Esami invasivi

I metodi invasivi implicano appunto, una invasività nel corpo della donna. È il caso, ad ad esempio, dell'amniocentesi e della villocentesi. Entrambe le procedure consentono di prelevare cellule dal feto su cui eseguire un'analisi dei cromosomi. Ne vengono determinati il numero, la forma e la struttura, fornendo così una diagnosi certa in merito all'eventuale presenza, ad esempio, di trisomia 21. Il rischio di perdita del feto in seguito agli esami invasivi viene stimato nello 0,2-1% circa. Il PrenatalSafe è un nuovo metodo non invasivo che offre la possibilità di verificare con un alto grado di certezza se il feto è affetto dalle più frequenti forme di trisomia 13,18 e 21, le cosiddette trisomia libere. Per farlo, viene eseguito un prelievo di sangue in vena; la procedura, quindi, non influenza in alcun modo il feto.

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